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PAURA E SICUREZZA

“La paura degli uomini è una trappola, ma chi confida nel Signore è al sicuro”
(Proverbi 29:25)


Mentre mi accingo a scrivere queste brevi riflessioni, il nostro paese sta vivendo un periodo al quale non era preparato.
Pensavamo che i progressi della scienza medica, la collocazione geografica e il livello socio-culturale che abbiamo raggiunto ci potessero tenere al riparo dal pericolo di epidemie o addirittura pandemie rispetto al resto del mondo. Non essendo uno specialista del settore non posso entrare nello specifico, ma le conseguenze psicologiche e sociali del Coronavirus sono sotto gli occhi di tutti e ciascuno di noi può trarne delle considerazioni.
Un piccolo e invisibile virus ha portato allo scoperto qualcosa di inaspettato: non siamo imbattibili. Questa realtà ha procurato, di conseguenza, uno strano senso di paura.
Da una parte i mezzi di comunicazione, per giorni, hanno elencato con insistenza i “numeri del virus” (contagiati, deceduti, ecc.), continuando – allo stesso tempo – a dire “non dobbiamo drammatizzare”. A questo si sono aggiunte misure restrittive e urgenti, da parte di chi è chiamato a governare il Paese, a beneficio della salute pubblica.
La conseguenza di tutto questo è stata proprio la paura che, in alcuni casi, è degenerata in vero e proprio panico [senso di forte ansia e paura che un individuo può provare di fronte a un pericolo inaspettato, e che determina uno stato di confusione ideomotoria, caratterizzata per lo più da comportamenti irrazionali – Diz. Treccani].
Sono seguite reazioni collettive dettate da tali sentimenti: vendite straordinarie di mascherine e gel di vario tipo per la disinfezione delle mani. I supermercati sono stati presi d’assalto come se da un momento all’altro tutto dovesse finire.
Non sappiamo se, come e quando il Covid-19 sarà archiviato con le paure e le ansie collegate. Ma anche se tutto dovesse tornare alla normalità, le scuole riaprire regolarmente, le attività riprendere come al solito, prima o poi qualcos’altro, qualche nuova incertezza o un nuovo imprevisto farà di nuovo affiorare la fragilità dell’essere umano. E a quel punto, stiamo pur certi che si ripresenterà ancora lei, la Paura.
Nella vita di quanti hanno conosciuto Dio personalmente, esiste qualcosa che li rende differenti nel reagire alle circostanze e agli imprevisti della vita: i credenti, infatti, in ogni tempo, confidano nel Signore!
Questo non significa che chi confida nel Signore non debba attraversare momenti difficili, a volte anche le tempeste che la vita inaspettatamente riserva.
Confidare nel Signore non significa ingenuità o superficialità, bensì consapevolezza che Colui nel quale hanno riposto la loro fiducia non li abbandonerà e non li lascerà mai.
Confidare in Dio non significa ignorare le proprie paure, ma affidarle a Lui insieme alle proprie preoccupazioni.
Confidare è credere sinceramente che Dio non solo è in grado di sostenerci nelle prove, ma che Lui vuole sostenerci: “Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia” (Isaia 41:10).
Si, esiste una differenza fra chi crede in Dio e chi non crede: mentre gli increduli vivono nell’instabilità e nelle incertezze che generano paura, … chi confida nel Signore è al sicuro. Perciò: “Confidate per sempre nel Signore, perché il Signore, sì il Signore, è la roccia dei secoli” (Isaia 26:4).

Francesco CARVELLO
Comitato ADI-aid