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ADOTTA A DISTANZA

“Fa’ anche tu la stessa cosa”

(Luca 10:25-37)

“Ama il tuo prossimo come te stesso”. Gesù lo definì “il secondo grande comandamento” (cfr. Matteo 22:39). Amare il prossimo è un dovere cristiano, ma anche il desiderio “naturale” di tutti i credenti rigenerati e pieni dell’amore di Cristo.
Con la Parabola del Buon Samaritano, il Signore ci aiuta a capire chi è il nostro “prossimo” attraverso la figura di un uomo che mostrò grande compassione nei confronti di un Giudeo assalito e ferito dai briganti. Gesù non si limita a dare una spiegazione dottrinale, ma ci invita ad agire praticamente in favore di chi ha bisogno: “Va’ e fa anche tu la stessa cosa”.
Come il Samaritano anche noi dovremmo…

RICONOSCERE LA NECESSITÀ

Vedendolo, ne ebbe pietà (v. 33). Il Samaritano non si limitò a sbirciare frettolosamente per poi voltare lo sguardo davanti a una scena così brutale. Egli si fermò, si sentì coinvolto, il suo cuore fu toccato profondamente. È importante fermarsi a guardare la realtà con consapevolezza e lasciare che il nostro cuore si riempia di vera compassione per chi vive nel bisogno.

AGIRE COMPASSIONEVOLMENTE

Avvicinatosi, fasciò le sue piaghe (v. 34). Avere pietà non è certo sufficiente: è essenziale decidere di passare all’azione, perché la compassione, come la fede, senza le opere “non ha valore” (Giacomo 2:20).

RINUNCIARE A QUALCOSA

…Versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui (v. 34). Per curare quel giudeo, il Samaritano usò le risorse che aveva e rinunciò alla comodità della propria cavalcatura. Investì il proprio tempo cercando una locanda e rimanendo per un po’ accanto a quell’uomo. Siamo disposti a rinunciare a qualcosa per il bene del nostro prossimo?

OFFRIRE ASSISTENZA 

Presi due denari, li diede all’oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno” (v. 36). Sicuramente il Samaritano aveva delle responsabilità personali di cui occuparsi, come il lavoro o la famiglia. Eppure non abbandonò quell’uomo, ma gli assicurò assistenza affidandolo all’oste. A volte ci lasciamo scoraggiare dai nostri limiti, e dimentichiamo che possiamo fare del bene, anche soltanto sostenendo e incoraggiando chi può intervenire al posto nostro.

MANTENERE L’IMPEGNO

… te lo rimborserò al mio ritorno” (v. 36). Il bene fatto in maniera emotiva ed episodica rischia di creare più dolore che benedizione a chi soffre. Non possiamo immaginare il sollievo del povero malcapitato nel sentire che qualora la sua convalescenza fosse durata di più, qualcuno “avrebbe” provveduto. Dio ci aiuti nel fare il bene ad avere una visione lungimirante, un impegno costante e duraturo, come fece il Samaritano.

Il concetto di “prossimo” oggi è molto più vasto, dato che la globalizzazione ha ridotto le distanze e “superato” i confini. Nel nostro piccolo, possiamo essere dei “buoni samaritani” non solo per chi ci è vicino, ma anche per quel “prossimo” che vive in un altro continente.

Tramite il sostegno a distanza possiamo “fare la stessa cosa”.

Basta essere consapevoli della necessità di tante famiglie che vivono nell’indigenza e decidere di agire, facendo qualche piccola rinuncia.
Basta dare una mano a chi, concretamente, può offrire assistenza a dei bambini che, come quel Giudeo, sono in attesa di un “Buon Samaritano”, mantenendo l’impegno con dedizione.
Sarà bellissimo sentire Colui che ha detto: “Va’ e fa anche tu la stessa cosa”, dirci in quel giorno: “Ben fatto, buon servitore fedele…” (KGV)
Dio ci benedica, nel fare!