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UOMINI RICORDATI PER NOME

“Gli uomini già ricordati per nome si alzarono e presero i prigionieri; del bottino si servirono per rivestire tutti quelli di loro che erano nudi; li rivestirono, li calzarono, diedero loro da mangiare e da bere, li unsero, condussero sopra degli asini tutti quelli che non si reggevano per la fatica, e li condussero a Gerico, la città delle palme, dai loro fratelli. Poi se ne tornarono a Samaria”
(2 Cronache 28:15)


Chi sono gli uomini ricordati per nome in questo capitolo? Erano alcuni tra i capi dei figli di Efraim: Azaria, Berechia, Ezechia e Amasa.
Come mai sono ricordati per nome, perché tanto onore?
Perché ebbero il coraggio di opporsi ad un’ingiustizia e, in risposta alla parola di un profeta coraggioso, non solo si opposero ad un’azione crudele ma si distinsero in un’iniziativa di grande generosità in favore di chi era debole e in difficoltà.
La descrizione del bene che fecero è commovente. Quelli che erano stati fino ad allora dei prigionieri di guerra, divennero oggetto di cure delicate ed efficaci. Quanti erano nudi li rivestirono e li calzarono con capi di vestiario presi dal bottino, diedero loro da mangiare e da bere, li medicarono con unzioni; quindi, trasportando su asini gli inabili a marciare, li condussero a Gerico, presso i loro fratelli.
C’è da considerare che questi uomini non si trovavano tra le schiere del regno del Sud (che era rimasto fedele alla casa di Davide e a Dio), ma fra coloro che erano sotto il governo dei malvagi e infedeli re d’Israele che avevano Samaria come capitale.
Farsi un nome è la fissazione di molti, ieri come oggi. Era la motivazione che animava i costruttori di Babele la cui reputazione finì per essere legata, non tanto al successo, ma alla confusione e al fallimento.
Il desiderio dell’uomo di “perpetuare” la sua reputazione non risparmia alcuna sfera della società, da quella accademica, politica, economica, sportiva e perfino spirituale. Ovunque e sempre c’è qualcuno che desidera essere notato, ricordato e celebrato.
Sebbene quest’attitudine possa procurare “successo” in campo economico, culturale, sociale e organizzativo, non è assolutamente in grado di produrre benefici morali e soprattutto spirituali. Gesù l’ha chiarito in maniera definitiva: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo; appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Matteo 20:25-28).
Per quanto ci riguarda, per quanto riguarda il sostegno di ADI-aid, desideriamo legare la nostra reputazione non all’ambizione e al raggiungimento di traguardi personali, organizzativi e mondani, ma all’adempimento del Grande Mandato per mezzo del sostegno di coloro che questo mondo poco considera e ancor meno aiuta.
Cari sostenitori, ricordiamo questa semplice verità: facendo il bene in ubbidienza alla Parola di Dio, sapremo che il nostro nome sarà ricordato là dove conta, nell’attesa di sentirlo pronunciato dal nostro amato Signore e Salvatore nel giorno della premiazione, nella Sua gloria beata.
Perciò, carissimi, cerchiamo di non farci distrarre, né influenzare dalla vanità di una società che non è in grado di riconoscere ciò che conta veramente: la grazia di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore.
Dio ci benedica!

Aniello A.S. ESPOSITO
Direttore ADI-aid